Il talento umano è per sua natura intangibile, sfuggente, dinamico. Perché, semplicemente, non è una cosa, un oggetto inanimato, un prodotto statico. Ma un’entità complessa in continuo movimento che si evolve nel tempo e nello spazio “travestendosi” in continuazione. È uno degli elementi della natura umana più difficili da identificare, catalogare, controllare. Se il talento non è assimilabile con la conoscenza e la competenza in quanto non si tratta semplicemente del sapere e del saper fare ma, più che altro rientra nel saper essere, come è possibile identificarlo e metterlo in evidenza? Prima di tutto, quello che possiamo fare è darne una definizione quanto meno condivisibile e scevra da posizioni assolutistiche e omnicomprensive. D’altronde si sa, il linguaggio modella il mondo e la realtà in cui viviamo e crea significati diversi a seconda delle diverse visioni in campo.

Il nostro approccio vede il talento in un’ottica complessa, pragmatica e squisitamente antropologica. Nel senso di artefatto che viene a formarsi nel rapporto tra la natura del nostro corpo e la cultura maturata dalle nostre esperienze situate nei contesti sociali di riferimento.

A partire da questo rapporto, che potremmo definire di “negoziazione” tra il nostro corpo e il contesto socioculturale, emergono delle attitudini o talenti primari che assumono forme cristallizzate e ricorrenti con cui definiamo il nostro modo di agire e di pensare. In termini più operativi, si formano dei pattern cognitivo-comportamentali che privilegiamo rispetto ad altri nella risoluzione dei nostri problemi di sopravvivenza e/o di auto-realizzazione.

Come possiamo allora “smascherare” questi pattern o schemi ricorrenti e identificare ciò che ci rende felici, compiuti e performanti e dare ancora più valore alle nostre azioni? Ricorriamo all’uso degli Interpretanti.

L’Interpretante può definirsi come un qualcuno o un qualcosa che ci permette di tradurre e canalizzare le nostre attitudini o talenti primari in forme, segni e comportamenti socialmente riconosciuti. Sono, concretamente, persone e/o attività esistenti attraverso cui riusciamo a mettere alla prova il nostro potenziale talento.

Il problema principale da affrontare nei percorsi di Crossing è quello relativo al rapporto tra il nostro potenziale talento e la (quasi) infinita scelta di Interpretanti presenti nella sfera sociale ed economica. Il punto cruciale, infatti, sta nella selezione accurata di quelli più aderenti alla nostra esperienza tali da convogliare, qualitativamente e quantitativamente, tutto il potenziale che abbiamo in dotazione. In fin dei conti è bene precisare che anche noi o la nostra azienda/attività rappresentiamo, spesso in modo inconsapevole, Interpretanti per qualcun’altro al fine di canalizzarne le potenzialità e fornire “abiti su misura” ai nostri interlocutori. Sia che si tratti di rapporti interpersonali sia professionali in qualsiasi ambito. L’universo degli Interpretanti è praticamente illimitato e ciò che lo caratterizza è il fatto di costituirsi come una rete fitta e capillare che pervade ogni aspetto della sfera privata e sociale.

In un prossimo articolo approfondiremo le tre tipologie generali che ci permettono di capire la dinamica che ci spinge a scegliere in modo ricorrente alcuni al posto di altri.

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